Dagli al meningococco

I casi di meningite (tutti) sono stati 1.815 nel 2015 e 1.376 nel 2016, in netto ribasso. Negli ultimi 3 mesi, per chissà quale meccanismo, i media hanno acceso un riflettore sul fenomeno e hanno iniziato a dare notizia, uno ad uno, di TUTTI i casi di meningite conclamata.

Il risultato? Potete leggerlo sui giornali. “Psicosi meningite”. “Triplicate le vendite dei vaccini a Milano”. “Roma, assalto alle scorte”. Il paradosso è leggere sugli stessi giornali (che gettano il sasso e nascondono la mano) sia gli inviti alla cautela che le notizie allarmanti.

Nel 2015 ci sono stati 3.419 morti per incidente stradale, 9 al giorno. Cosa succederebbe se ogni giorno i TG dessero 9 notizie di incidenti stradali? La percezione del fenomeno cambierebbe radicalmente, forse assisteremmo ad una maggior attenzione alla guida, o magari si scatenerebbe una psicosi.

E quando tutti, proprio tutti i casi che coinvolgono migranti vengono raccontati con puntualità, costanza, abbondanza dai telegiornali? Anche in questo caso la percezione cambia. I migranti diventano IL problema.

Si tratta di notizie false? No. In questo caso sono tutte notizie vere. Tutte al “riparo” da accuse di falsità come quelle fatte nei confronti dei contenuti sul web.

Eppure l’uso di queste notizie, la scelta strategica di come dosarle, come “somministrarle”, come colorirle, produce un effetto diretto sull’opinione pubblica. Non parliamo poi delle notizie a tema politico, nelle quali si raggiunge un livello parossistico.

Chi gestisce i media e li conosce bene sa di questo effetto, e lo applica scientemente. Chi gestisce i media e li conosce bene ha perciò una precisa responsabilità.

Questa “realtà aumentata” con la quale i media bombardano le persone influisce sulla loro percezione del mondo, influisce sulle loro scelte d’acquisto e di vita.

E’ su questa forma di controllo, quasi pilotaggio, molto più subdola e pervasiva, che va assolutamente alzato il livello di attenzione.

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