Il Trump di gomma e il paese dei bambini arroganti

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Premessa politicamente (s)corretta: detesto visceralmente entrambi i candidati alla presidenza americana. Quello che portano alla nostra conoscenza, quello che mostrano di sé, gli interessi che rappresentano, i modelli che propagandano. Non mi piace niente, né di Hillary Clinton né di Donald Trump, e non riesco a trovare un peggiore tra i due. Sono entrambi peggiori per me.

Ciò detto, seguo con curiosità l’ultima campagna presidenziale perchè (purtroppo) molte tendenze del political consulting saranno poi mutuate o introdotte anche da noi (Jim Messina insegna, con tutto il suo corredo).

Inutile dire che mai si è toccato il fondo più che in questi casi. Nel tentativo di combattere la sempre maggiore disaffezione degli elettori, i contendenti di turno non sembrano voler neanche tentare minimamente la carta dei valori, l’evocazione che ha fatto di Obama un modello nel nascente storytelling politico a mezzo social. Traditi anche da quel racconto, gli elettori oggi somigliano sempre di più a spettatori annoiati che si ridestano ogni tanto, e solo se c’è qualcosa di pruriginoso o pecoreccio all’orizzonte. Stimoli animali che fanno rabbrividire anche chi agita dalle nostre parti il “populismo” e “il ricorso alla pancia” per ogni occasione, soprattutto quelle in cui non c’entrano.

E così ho assistito in sequenza a: email trafugate, accuse di connivenza con la Russia, gif che fanno le pulci alle espressioni facciali.

Per la sua natura istrionica e divisiva, però, Trump è quello che ha menato più colpi, e più colpi ha ricevuto. Trump è funzionale a tutta la comunicazione politica USA, è in qualche modo un “modernizzatore”, così come a suo tempo fu definito Berlusconi per la politica italiana. Inutile dire cosa penso della modernizzazione attuata da Berlusconi, o della Rottamazione attuata da Renzi.

I posteri giudicheranno, noi ci limitiamo a postare: quella che vedete in foto è una statua in argilla e silicone (pardon, un’ “opera”) realizzata da un “collettivo di artisti” e sistemata in diverse città americane: New York, Seattle, Los Angeles, Cleveland, San Francisco ed altre. Ritrae uno dei due candidati, proprio Trump, nudo e con tutti i particolari anatomici bene in vista, pene compreso, salvo uno: a tutte le statue mancano i testicoli.

Il perchè? «Perché,» fa sapere il collettivo, «ci rifiutiamo di riconoscere che è un uomo. Piuttosto è un bambino arrogante».

Altro che cosce della Boschi ritratte da Riccardo Mannelli (peraltro ridisegnando una foto senza nemmeno troppa enfasi): qui siamo al puro attacco frontale.

Una domanda, retorica quanto vi pare: se queste statue fossero state di Hillary Clinton quale sarebbe stata la reazione?

1 Comments

  1. Tommy says:

    Looks so delicious!

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