Fidel Nastro

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“Io do a Castro un anno. Non di più. (Fulgencio Batista, 1959)”.

In questa infelice previsione, avveratasi solo 57 anni dopo, c’è forse l’intera essenza dell’epopea di Fidel Castro: un uomo vissuto e morto molte volte, salvatore e carceriere del suo popolo altrettante volte. Oggi non penso a lui, che è già materia di scienza politica, filosofia, poesia ed ora storia: penso a un popolo dignitoso, pieno di vita e risorse, che ha sofferto molto e raggiunto anche traguardi impensabili a dispetto di grandi privazioni.

Così va via l’ultimo pezzo del “mio” 900, l’odore delle pagine di un libro trovato in casa da piccolo che ancora riecheggia i nomi di Ernesto Guevara, di Giangiacomo Feltrinelli, e poi di Germania Est, e di una particolare divisione in blocchi ideologici che oggi mi sembra meno netta, meno obbligata, superflua.

Quello che rimane di ogni esperienza, e anche di questa, è che c’è una verità inafferrabile nascosta dietro la fallibilità degli esseri umani: gli esseri viventi devono cercare con tutte le loro forze, “fino alla vittoria”, passando se necessario attraverso nuove fasi dolorose, di realizzare un mondo nel quale le iniquità di ogni genere vengano eliminate, nel quale l’uguaglianza si manifesti in modo assoluto, inequivocabile: non come cancellazione delle differenze caratteriali o delle sensibilità individuali, ma al contrario come rispetto profondo delle parti e del tutto.

Oggi la storia di Cuba si riavvolge.
Per 9 giorni si celebreranno insieme un funerale ed un battesimo: possa il futuro prendere da ciò che è stato solo il terreno fertile per far germogliare armonia.

1 Comments

  1. Jane Smith says:

    One of my favourite poses!

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